13) Kierkegaard. L'amore come comando.
Kierkegaard analizza il senso dell'amore come comando e ne mette
in evidenza la contraddittoriet (come  possibile comandare
l'amore?) e la ricchezza che ne deriva per la nostra vita.
S Kierkegaard, Gli atti dell'amore.

 secondo precetto dell'amore del prossimo parla allora, con la
stessa espressione come te stesso, di questo amore e dell'amore
a se stesso - ed ora si d fine all'introduzione del discorso con
ci che si desidera far oggetto di meditazione. Si tratta che sia
il precetto dell'amore del prossimo sia quello dell'amore a se
stessi coincidono: non si tratta soltanto del come te stesso, ma
ancor pi del tu devi. E' di questo che vogliamo parlare.
Tu devi amare,.
 poich questo  il distintivo dell'amore cristiano e la sua
caratteristica, cio di contenere un'apparente contraddizione: che
l'amare  un dovere.
Tu devi amare: questa  quindi la formula della legge regale. E
in verit, mio uditore, se tu riesci a farti un'idea di com'era la
figura del mondo prima che questa formula fosse pronunziata, o se
tu aspiri a conoscere te stesso e consideri la vita e la
situazione di spirito di coloro i quali, bench si chiamino
cristiani, vivono in fondo nelle categorie del paganesimo: allora
rispetto a questa realt cristiana, come rispetto a tutto ci ch'
cristiano, confesserai umilmente con l'ammirazione della fede che
una cosa simile non  sorta nel cuore di nessun uomo [1 Cor. 2,9
]. Infatti ora, poich questo  stato comandato per 18 secoli di
Cristianesimo e prima al tempo del Giudaismo; ora, poich  stato
insegnato ad ognuno: [avviene], in senso spirituale, come colui il
quale, educato nella casa di genitori agiati,  quasi portato a
dimenticare che il pane quotidiano  un dono. Ora, ecco che la
realt cristiana  molte volte rifiutata da parte di coloro che in
essa sono stati educati,  rifiutata rispetto alle novit di ogni
genere,  rifiutata come il cibo sano da parte di chi non  stato
mai affamato,  respinta rispetto ai dolciumi; ora, ecco che la
realt cristiana  presupposta, presupposta come arcinota, come
data, indicata per andare oltre. Ora quel precetto si recita
certamente senz'altro da chiunque: ahim, forse quant' raro che
qualcuno ci badi forse quant' raro che un cristiano rifletta sul
serio a quale sarebbe la sua condizione se il Cristianesimo non
fosse entrato nel mondo! Quale coraggio per non ci vuole per dire
la prima volta: tu devi amare, o pi esattamente quale autorit
divina non occorre per capovolgere le idee e i concetti dell'uomo
naturale! Poich l dove la lingua umana si ferma, in questo
limite la Rivelazione entra con originalit divina e predica ci
che non  difficile alle menti profonde ed esperte delle cose
umane, [36] ma che per non sarebbe mai sorto nel cuore di un
uomo [1 Cor. 2,9]. In fondo, ci non  difficile da capire una
volta ch' stato detto, e vuole essere compreso soltanto per
essere messo in pratica, ma esso non  sorto nel cuore di nessun
uomo. Prendi un pagano che non sia ancora abituato all'imparare
sbadatamente la realt cristiana come una filastrocca, oppure non
ancora abituato all'idea di essere cristiano - ecco allora che
questo precetto: Tu devi amare, non soltanto lo spaventer, ma
ecciter la sua riflessione, gli sar di scandalo. Proprio per
questo si adatta al precetto dell'amore ci ch' segno distintivo
della realt cristiana: Tutto  diventato nuovo [2 Cor. 5, 17].
Il precetto non  a caso qualcosa di nuovo, ma non  una novit
nel senso di curiosit, n una novit nel senso temporale. L'amore
J esistito anche nel paganesimo: ma questa di dover amare 
un'esigenza dell'eternit - e tutto  diventato nuovo. Che
differenza da quel gioco di forze del sentimento, dell'istinto,
dell'inclinazione e della passione, in breve dell'immediatezza, da
quella magnificenza della poesia che canta con sorriso o in
lagrime, con desiderio e auspicio: che differenza fra questo e la
seriet del comando dell'eternit in spirito e verit, in
sincerit e abnegazione!.
Ma l'ingratitudine umana, quant'ha la memoria corta! Infatti la
cosa pi alta che ora  offerta ad ognuno, la si considera un
nulla; non fa nessuna impressione; n tanto meno se ne apprezza la
preziosit, per il fatto che tutti hanno o possono avere la stessa
cosa. Invece, se una famiglia possiede qualche gioiello prezioso
che richiama qualche evento familiare, si racconta di generazione
in generazione, dai padri ai figli e dai figli ancora ai loro
figli, come le cose sono andate. Ma perch ora, dopo che il
Cristianesimo da tanti secoli  diventato la propriet del genere
umano, si tace della rivoluzione dell'eternit che il
Cristianesimo ha introdotto nel mondo? Forse che ogni generazione
non  ugualmente vicina, s da essere obbligata ad averne un'idea
chiara? La rivoluzione portata dal Cristianesimo  forse meno
importante per il fatto ch' accaduta 18 secoli fa? E' forse ora
diventato anche meno importante il fatto ch'esiste un Dio, perch
per tanti secoli molte generazioni hanno creduto in Lui? Ed  per
me diventato meno importante - credere in Lui? E colui che vive ai
nostri giorni, forse ch' cristiano da 18 secoli per il fatto che
il Cristianesimo  entrato nel mondo 18 secoli fa? Per non 
passato tanto tempo e si pu benissimo ricordare com'era l'uomo
prima di diventare cristiano, quale rivoluzione esso ha causato -
qualora il divenire cristiano abbia prodotto una rivoluzione. Non
c' affatto bisogno di esposizioni storico-universali di cos'era
il paganesimo, come se esso fosse scomparso 18 secoli fa; poich
non  da molto tempo che tu, mio uditore, ed io eravamo pagani, di
certo - anche se comunque siamo diventati cristiani.
S Kierkegaard, Gli atti dell'amore, Rusconi, Milano, 1983, pagine
170-173.
